Esonero contributivo art. 3 D.L. 104/2020

L’art. 3 del DL 104/2020 (decreto “Agosto”) riconosce ai datori di lavoro del settore privato, un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per una durata massima di 4 mesi, fruibile entro il 31 dicembre 2020.

L'esonero in esame spetta a condizione che i datori di lavoro non richiedano i nuovi interventi di integrazione salariale di cui all’art. 1 del predetto decreto “Agosto”.

Inoltre, i citati datori di lavoro devono aver già fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga con causale emergenziale “COVID-19” di cui al DL 18/2020 (c.d. decreto “Cura Italia”).

La norma prevede poi l’estensione della misura ai datori che hanno richiesto detti periodi di integrazione salariale, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12.7.2020.

L’esonero viene riconosciuto nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, riparametrato e applicato su base mensile.

 

Datori di lavoro destinatari dell’esonero

Secondo la citata normativa, possono accedere al beneficio in trattazione tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, ad eccezione di quelli operanti nel settore agricolo.

Pertanto, l’esonero contributivo in argomento non trova applicazione nei confronti della Pubblica Amministrazione, individuabile assumendo a riferimento la nozione e l’elencazione recate dall’art. 1 co. 2 del DLgs. 30.3.2001 n. 165.

Art. 1 co. 2 del DLgs. 165/2001: “Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al pre­sente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI”.

 

Come chiarito in precedenza, possono accedere all’esonero in questione i datori di lavoro che hanno già fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, degli interventi di integrazione salariale di cui agli artt. 19 - 22-quinquies del DL 18/2020 convertito, ossia dei trattamenti ordinari di integrazione salariale, degli assegni ordinari e dei trattamenti di integrazione salariale in deroga, riconosciuti secondo la disciplina emergenziale COVID-19.

Inoltre, come previsto dal medesimo art. 3 del decreto “Agosto”, la misura può trovare applicazione anche in favore dei datori di lavoro che hanno richiesto periodi di integrazione salariale ai sensi del menzionato DL 18/2020, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12.7.2020.

In particolare, l’esonero può essere legittimamente fruito per le medesime posizioni aziendali (matricole INPS) per le quali, nelle predette mensilità di maggio e giugno 2020, siano state fruite le specifiche tutele di integrazione salariale di cui agli artt. 19 - 22-quinquies del DL 18/2020 convertito.

Ai fini del legittimo riconoscimento dell’esonero è, inoltre, previsto che i datori di lavoro interessati non richiedano i nuovi trattamenti di CIG ordinaria, assegno ordinario e CIG in deroga di cui all’art. 1 del medesimo decreto “Agosto”.

Al riguardo, l’INPS osserva (circ. 18.9.2020 n. 105) che il riconoscimento dell’esonero trova la sua ratio in un regime di alternatività con i trattamenti di integrazione salariale, in quanto la previsione ha lo scopo principale di incentivare i datori di lavoro a non ricorrere ad ulteriori trattamenti di integrazione salariale.

Pertanto, qualora il datore di lavoro decida di accedere all’esonero in argomento, non potrà più avvalersi di eventuali ulteriori trattamenti di integrazione salariale collegati all’emergenza da COVID-19 previsti dall’art. 1 del DL 204/2020, mentre sarà possibile beneficiare dell’esonero in presenza di un’eventuale fruizione dei periodi di integrazione salariale di cui al DL 18/2020, purché i datori abbiano fatto richiesta di tali strumenti in data antecedente al 15.8.2020 (data di entrata in vigore del decreto “Agosto”) o, in alternativa, in data successiva al 14.8.2020, purché la relativa decorrenza si collochi in data anteriore al 13.7.2020. La suddetta possibilità vale anche nelle ipotesi in cui i medesimi trattamenti abbiano uno sviluppo, seppur parziale, in periodi successivi al 12.7.2020.

Infine, l’INPS precisa che laddove la norma chiede al datore di lavoro di fare una scelta tra l’esonero in trattazione e i nuovi strumenti di integrazione salariale e qualora il datore di lavoro sia lo stesso, la scelta dovrà essere operata per singola unità produttiva.

 

Assetto e misura dell’esonero

L’art. 3 co. 1 del DL 104/2020 stabilisce che l’ammontare dell’esonero in argomento è pari – ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche – al doppio delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL.

L’importo dell’agevolazione, più specificamente, è pari alla contribuzione a carico del datore di lavoro non versata in relazione al doppio delle ore di fruizione degli ammortizzatori sociali nei mesi citati.

L’ammontare dell’esonero così determinato costituisce l’importo massimo riconoscibile ai fini dell’agevolazione, e può essere fruito, fino al 31.12.2020, per un periodo massimo di 4 mesi e deve essere riparametrato e applicato su base mensile.

Pertanto, come precisato dall’INPS (circ. 105/2020), nelle ipotesi in cui il calcolo della contribuzione non versata per il doppio delle ore di integrazione salariale possa determinare un credito potenzialmente fruibile per un periodo superiore a 4 mesi, resta fermo il limite temporale (“per un periodo massimo di quattro mesi”) stabilito dalla norma in esame.

L’indicazione del suddetto limite temporale lascia comunque ferma la possibilità per il datore di lavoro di fruire dell’esonero per periodi inferiori ai citati 4 mesi.

Con riferimento all’effettiva entità dell’agevolazione, si precisa, inoltre, che l’ammontare dell’esonero prescinde dal numero dei lavoratori per i quali si è fruito dei trattamenti di integrazione salariale, in quanto la contribuzione non versata nelle suddette mensilità costituisce esclusivamente il parametro di riferimento per l’individuazione del credito aziendale.

Inoltre, non sono oggetto di esonero le seguenti contribuzioni:

  • i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
  • il contributo, ove dovuto, al “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile” di cui all’art. 1 co. 755 della L. 27.12.2006 n. 296;
  • il contributo, ove dovuto, ai Fondi di solidarietà di cui agli artt. 26, 27, 28 e 29 del DLgs. 14.9.2015 n. 148, nonché al Fondo di solidarietà territoriale intersettoriale della Provincia autonoma di Trento, al Fondo di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige di cui all’art. 40 del DLgs. 148/2015 e al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale, previsto dal decreto interministeriale adottato ai sensi del co. 9 del medesimo art. 40 co. 9 del DLgs. 148/2015;
  • il contributo previsto dall’art. 25 co. 4 della L. 21.12.1978 n. 845, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua istituiti dall’art. 118 della L. 23.12.2000 n. 388.

 

Sono, inoltre, escluse dall’applicazione dell’esonero le contribuzioni che non hanno natura previdenziale e quelle concepite allo scopo di apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento.

Infine, si precisa che l’agevolazione spetta nei limiti delle risorse specificatamente stanziate, ossia 363 milioni di euro per l’anno 2020 e in 121,1 milioni di euro per l’anno 2021.

 

Condizioni di spettanza dell’esonero

Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto:

  • delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori;
  • di taluni presupposti specificamente previsti dal DL 104/2020.

 

In particolare, per quanto riguarda in primis il rispetto delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori, l’esonero contributivo di cui si tratta, sostanziandosi in un beneficio contributivo, è subordinato al rispetto di quanto previsto dall’art. 1 co. 1175 della L. 296/2006, ossia:

  • la regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale, ai sensi della normativa in materia di documento unico di regolarità contributiva (DURC);
  • l’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge;
  • il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

Invece, per quanto riguarda le condizioni richieste ai sensi dell’art. 3 del DL 104/2020, l’INPS ricorda (cfr. circ. 105/2020) che, ai fini della legittima fruizione dell’esonero, il datore di lavoro deve attenersi al divieto di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 14 del medesimo decreto “Agosto”, pena la revoca del beneficio e l’impossibilità di presentare domande di accesso ai trattamenti di CIGO, assegno ordinario e CIG in deroga previsti dall’art. 1 del predetto DLgs. 104/2020.

Sul punto, si ricorda che l’art. 3 co. 2 del DL 104/2020 stabilisce che ai fini della legittima fruizione dell’esonero, il datore di lavoro deve attenersi al divieto di licenziamenti collettivi (artt. 4, 5 e 24 della L. 23.7.91) e individuali per giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 14 del medesimo decreto “Agosto”, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto.

Tale divieto sussiste per i datori di lavoro che non hanno integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all’art. 1 del DL 104/2020 ovvero dell’esonero contributivo in argomento.

In sostanza, la disposizione ex art. 14 del DL 104/2020 prevede un divieto di licenziamento per un periodo non superiore a 18 settimane nell’ipotesi di fruizione degli ammortizzatori sociali di cui all’art. 1 del decreto “Agosto”, di massimo 4 mesi nell’ipotesi di fruizione dell’agevolazione contributiva di cui all’art. 3 del medesimo DL 104/2020.

La violazione di tale previsione comporta la revoca dell’esonero con efficacia retroattiva e l’impossibilità di presentare una nuova domanda di integrazione salariale ai sensi dell’art. 1 del DL 104/2020.

 

Compatibilità con la normativa in materia di aiuti di Stato

Sotto il profilo soggettivo, l’esonero contributivo previsto all’art. 3 del DL 104/2020, in quanto rivolto ad una specifica platea di destinatari, ovvero i datori di lavoro che hanno fruito nei mesi di maggio e giugno 2020 di interventi di integrazione salariale, si configura quale misura selettiva che, come tale, necessita della preventiva autorizzazione della Commissione europea.

L’art. 3 co. 5, infatti, specifica che la misura è concessa ai sensi della sezione 3.1 della Comunicazione della Commissione europea recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” adottato in data 19.3.2020 (C/2020/1863) e successive modificazioni (c.d. “Temporary Framework”), e nei limiti e alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione.

Pertanto, l’efficacia delle disposizioni previste in materia di esonero contributivo di cui all’art. 3 del DL 104/2020 è subordinata, ai sensi dell’art. 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, all’autorizzazione della Commissione europea.

Si ricorda che, in base alla suddetta sezione 3.1, la Commissione considererà aiuti di Stato compatibili con il mercato interno quelli che rispettino, tra le altre, le seguenti condizioni:

  • siano di importo non superiore a 800.000,00 euro (per impresa e al lordo di qualsiasi imposta o altro onere);
  • siano concessi a imprese che non fossero in difficoltà al 31.12.2019 o che abbiano incontrato difficoltà o si siano trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia da COVID-19;
  • siano concessi entro il 31.12.2020.

 

Inoltre, rilevato che l’aiuto di cui all’art. 3 è riconosciuto in conformità a quanto disposto dal Temporary Framework citato, trova applicazione la previsione normativa ex art. 53 del DL 19.5.2020 n. 34, secondo cui i soggetti beneficiari di agevolazioni di cui è obbligatorio il recupero in esecuzione di una decisione della Commissione europea, e per i quali non sarebbe possibile richiedere la concessione di nuovi aiuti in assenza di restituzione dei primi (c.d. Clausola “Deggendorf”), “accedono agli aiuti previsti da atti legislativi o amministrativi adottati, a livello nazionale, regionale o territoriale, ai sensi e nella vigenza della comunicazione della Commissione europea del 19.3.2020, C (2020)1863, “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19, e successive modificazioni”, al netto dell’importo dovuto e non rimborsato, comprensivo degli interessi maturati fino alla data dell’erogazione”.

 

Coordinamento con altre agevolazioni

L’esonero in trattazione, come espressamente previsto dall’art. 3 co. 4 del DL 104/2020 è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta.

Pertanto, come precisato dall’INPS con la circ. 18.9.2020 n. 105, considerato che l’agevolazione consiste in un esonero totale dal versamento della contribuzione datoriale nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020, la cumulabilità con altri regimi agevolati può trovare applicazione solo se sussiste un residuo di contribuzione sgravabile e nei limiti della medesima contribuzione dovuta.

Con riferimento, invece, ai nuovi trattamenti di integrazione salariale, CIGO, assegno ordinario e CIG in deroga di cui all’art. 1 del DL 104/2020, l’INPS evidenzia che per gli stessi è previsto un regime di alternatività rispetto all’esonero contributivo in questione. Pertanto, il datore di lavoro che accede all’esonero, per tutta la durata del periodo agevolato, non potrà avvalersi dei predetti trattamenti di integrazione salariale.

Viceversa, non è preclusa la possibilità di presentare domanda, in concomitanza o contestualmente alla richiesta di agevolazione contributiva, per gli ammortizzatori sociali ordinari, diversi dalle causali COVID-19 e dalla specifica normativa recata dal richiamato DL 18/2020.

28/10/2020

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