Detassazione dei premi di risultato dal 2017

Il regime di tassazione del premio di risultato ha subito l'ennesimo restyling con la legge di Bilancio 2017.

Detassazione a regime 
La misura può considerarsi ormai a regime, già a partire dal 1° gennaio 2016. Infatti è stato l'art. 1, cc. 182-190, legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016) che ne ha decretato la stabilizzazione, dopo alcuni anni di alternanza in cui la detassazione della retribuzione cd. "premiale" è stata considerata una misura straordinaria e temporanea. 
Bisogna sottolineare, fin da ora, che questa mini riforma delle retribuzioni premiali interessa diverse componenti del reddito di lavoro dipendente, collegate tra di loro in un disegno unitario, finalizzato a ridurre l'onere fiscale gravante sul lavoro subordinato, sia a favore dei dipendenti (assoggettati ad una minor tassazione per alcune voci retributive) sia a favore dei datori di lavoro (per il risparmio degli oneri contributivi dovuto all'ampliamento delle componenti escluse dal reddito di lavoro dipendente).
Le nuove misure attribuiscono, inoltre, rilevanza alla contrattazione collettiva aziendale o territoriale, le cui previsioni assumono un ruolo centrale nell'applicazione dei benefici.

Carico fiscale ridotto al 10% anche per la partecipazione agli utili d'impresa 
Il sistema di tassazione agevolata del premio di risultato consiste nell'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle relative addizionali del 10% per i premi di produttività erogati dai datori di lavoro del settore privato, delineata sulla falsariga delle misure temporanee previste in anni precedenti. 
Non mancano, tuttavia, elementi di grande novità tra i quali l'estensione del beneficio alla partecipazione agli utili dell'impresa da parte dei lavoratori e la possibilità, a richiesta dei lavoratori, di ricevere i premi sotto forma di benefit detassati.

Datori di lavoro interessati 
L'agevolazione è riservata ai soli rapporti di lavoro subordinato instaurati con datori di lavoro del settore privato. Resta escluso, pertanto, tutto il pubblico impiego, a eccezione dei dipendenti di enti pubblici economici, in quanto tali enti non rientrano nella categoria di "amministrazione pubblica di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165 del 2001 "; per tale ragione possono essere ricompresi nell'ambito del settore privato.
Da notare che rientrano nell'ambito del settore privato anche gli enti privati che non svolgono attività commerciale. Il dubbio potrebbe sorgere in quanto l'espressione "somme erogate a livello aziendale" potrebbe fare pensare che il beneficio sia rivolto ai soli datori di lavoro "commerciali".
È stato chiarito in sede di prassi, al contrario, che tale espressione va intesa in senso atecnico, con la conseguenza che il beneficio può essere attribuito anche ai datori di lavoro non imprenditori e che il riferimento al settore privato è finalizzato solo ad escludere le pubbliche amministrazioni. L'Agenzia delle Entrate, al riguardo, ha ulteriormente precisato che non osta a tale interpretazione la previsione del co. 182 della legge di Stabilità 2016, che estende l'applicazione del regime agevolato alle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell'impresa, in quanto il riferimento agli utili non appare finalizzato a circoscrivere l'applicazione del beneficio fiscale, bensì ad individuare una ulteriore modalità di erogazione delle retribuzioni premiali agevolabili (A.E., circ. 15 giugno 2016, n. 28/E ).
Rientrano, altresì, nell'ambito del settore privato, sia le Agenzie di somministrazione – anche nel caso in cui i propri dipendenti prestino attività nelle pubbliche amministrazioni – sia gli esercenti arti e professioni, oltre a:
- datori di lavoro imprenditori;
- enti pubblici economici (EPE);
- società di capitali indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata del capitale;
- associazioni culturali, politiche o sindacali, associazioni di volontariato;
- studi professionali individuali o associati in qualsiasi forma giuridica costituita;
- istituti autonomi case popolari trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici;
- ex IPAB trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in ASP, ed iscritte nel registro delle persone giuridiche;
- aziende speciali costituite anche in consorzio;
- consorzi di bonifica;
- consorzi industriali;
- enti morali;
- enti ecclesiastici.

Lavoratori che possono fruire della detassazione 
L'agevolazione trova applicazione con riferimento ai lavoratori che nell'anno precedente a quello di percezione delle somme agevolate non abbiano superato euro 80.000 di reddito di lavoro dipendente (nel 2016, il tetto di reddito era fissato a euro 50.000 ). 
Il presupposto soggettivo per l'accesso alla misura indicata richiede quindi due requisiti essenziali: 
- uno di natura qualitativa, costituito dalla natura del reddito prodotto;
- l'altro di natura quantitativa, individuato nel limite reddituale di euro 80.000.

a) Requisito della tipologia di reddito 
Il lavoratore destinatario va individuato sulla scorta dei criteri fiscali di individuazione del reddito di lavoro dipendente. Pertanto il riferimento è l'art. 49 Tuir , secondo il quale "sono redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso il lavoro a domicilio quando è considerato lavoro dipendente secondo le norme della legislazione sul lavoro". 
Sul punto, l'Agenzia delle Entrate ha escluso che l'agevolazione possa estendersi anche ad altre categorie di soggetti, quali i soggetti titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente di cui all'art. 50, co. 1, lett. c-bis, Tuir , come per esempio ai collaboratori coordinati e continuativi, agli amministratori di società, ai componenti di collegi e commissioni ecc.

b) Requisito quantitativo del limite reddituale di euro 80.000 
Il limite reddituale di euro 80.000 deve essere calcolato tenendo conto dei redditi di lavoro dipendente conseguiti nell'anno precedente a quello di applicazione dell'agevolazione, anche se derivanti da più rapporti di lavoro, e deve comprendere anche le pensioni di ogni genere e gli assegni di cui all'art. 49, co. 2, Tuir, equiparate ai redditi di lavoro dipendente dal medesimo art. 49, Tuir .
Ai fini della verifica del limite, occorre considerare il reddito soggetto a tassazione ordinaria; conseguentemente restano esclusi eventuali redditi di lavoro assoggettati a tassazione separata.

31/01/2017

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